Francesco Pisano, un’esistenza degna del massimo rispetto

di Piero Murineddu

Da piccolino, Francesco andava in campagna seduto sul “barrocceddhu” trainato da un asinello e guidato da babbo Salvatore, per far rientro a casa oltre l’ imbrunire, dove mamma Anna Agostina Campus – donna energica ed instancabile come i tempi richiedevano a chi non viveva dalla rendita avuta comodamente in eredità – faceva trovar loro pronto il pasto caldo e il giaciglio per il meritato riposo.

É così che Francesco Pisano, venuto a mancare ieri, nella videoregistrazione effettuata una tredicina d’anni fa avviava il racconto che ripercorreva le tappe salienti della sua vita, fatta prevalentemente di lavoro, attività portata avanti fino a quando le forze e la salute gliel’hanno consentito, prima come barbiere, in seguito curando al meglio delle sue capacità la campagna in localitá “Tres montes” a Sossu, ad una trentina di metri dove anch’io custodisco il mio eremo, luogo che mi permette nel contempo di custodire sia il bisogno di tranquillità e di cura della mia indole introspettiva, e sia di farmi un giudizio il più possibile libero ed obiettivo del mondaccio che mi gira intorno. Quando ci viveva il mio carissimo cognato e figlioccio Mario venuto a mancare, il rapporto di vicinato con Francesco era più che ottimo, e anche di questo gli sono stato sempre grato.

A 12 anni, mandato a Sennori a fare apprendistato presso un amico del padre, viene avviato al mestiere del taglio dei capelli. Inizialmente le ore trascorrevano o guardando il titolare all’opera oppure trasportando acqua con dei bidoni da Funtana Fritta per riempire il serbatoio della barberia. Dopo circa due anni, a Sorso continua ad imparare lo stesso mestiere vicino alla Gabbietta, dove “unu n’accunzabu e unu ni guasthabu” – sono parole sue – è riuscito ad andare avanti. Ma è a Sassari in via Tempio che finalmente acquisisce la sicurezza per vedersi affidare le teste da accorciarne i capelli e le facce da sbarbare dei clienti.

Letto un annuncio sul giornale, il giovane Francesco si reca per sei mesi a lavorare presso la caserma dei marinai a La Maddalena. E anche di questa esperienza conservava bei ricordi.

Il primo maggio del ’69 sposa Vanna Spanu e l’impegno di portare avanti una famiglia lo spinge a mettere su un’attività tutta sua nel quartiere periferico sassarese del Latte Dolce, dove attualmente continua a lavorarci il figlio Salvatore.

Rispondendo ad un annuncio, per 15 anni è stato barbiere del carcere sassarese di “San Sebastiano”, dove, tre giorni alla settimana, una cella veniva adibita a barberia. Per i detenuti in isolamento, Francesco si recava nelle loro minuscole cellette dove oltre una brandina vi era un lavandino e un buco alla turca per i bisogni corporali. Durante questo lungo periodo è stato suo cliente anche “Nerone” di Sossu, quel Francesco Santoni che con i suoi trucchi e la sua furbizia riusciva a raggranellare i soldi di buona parte dei creduloni sussinchi facendosi passare per mistico. Comunque, a quanto dice il nostro Francesco, il suo comportamento in carcere è stato sempre corretto se non addirittura esemplare.

Il buon rapporto avuto coi detenuti può aiutarci a considerare “persone” coloro che hanno infranto la legge e non dei malvagi esclusivamente da punire. Come mi diceva, chi sbaglia ha diritto allo stesso rispetto che esigiamo per noi (che immacolati non siamo) e la nostra coscienza civile dovrebbe ribellarsi quando patiscono condizioni di vita non degne di esseri umani.

Basterebbe solo questo per dedurre che la vita di Francesco Pisano è stata degna del massimo rispetto.

Adesso ascoltiamo il suo racconto…

Pubblicato da pieromurineddu

Sono nato a Sorso, davanti al golfo dell'Asinara, nel gennaio 1957, a cavallo di cambiamento dell'anno in cui l'influsso zodiacale dicono renda chi nasce alla vita tendenzialmente riservato e all'apparenza spigoloso, sicuramente affidabile perché fedele alle responsabilità prese, portato all'introspezione, fornito di grande sensibilità e principi solidi su cui giocare l'intera esistenza. Ammesso che cosi sia, aggiungiamoci pure intransigente, con me stesso principalmente. Penso che già mentre attraversavo il sacro tunnel di mia madre per affacciarmi al mondo intuivo che la strada da percorrere sarebbe stata assai faticosa, ma l'idea che potevano esserci anche delle gioie e la curiosità di fare tante scoperte (non tutte bellissime!), mi ha fatto uscire fuori ...con un fragoroso pianto. Cammin facendo, ho sempre rafforzato l'idea che, ancor prima di rispondere alle aspettative di chicchessia, è di gran lunga più importante ascoltare la propria ( intelligente) coscienza e agire di conseguenza. Stare bene con gli altri è sicuramente cosa ottimissima, ma quant'è bello stare bene con sé stessi! Interessi? La musica, che nel piccolo ho cercato anche di crearne seppur senza elevatissimi risultati non avendo fatto particolari studi sulla materia; la scrittura, forse per fermare pensieri ed eventi che si susseguono in continuazione e la cui velocità rischia di cancellare pericolosamente quanto è stato poco prima, o peggio, molto prima. Sarà questo il motivo che mi ha portato a metter su un blog? È possibile, e questo senza alcuna pretesa di esibire capacità scritturali e di pensiero che so di non avere. Un lungo diario, il blog, dove uso annotare oltre i miei anche pensieri e giudizi di altri autori sui vari accadimenti e ambiti del vivere che faccio miei. Obiettivi particolari da raggiungere a lunga scadenza? Essendo convinto che sono le piccole scelte quotidiane che fanno il tutto, cammino momento dopo momento in strade possibilmente secondarie e imponendomi di rialzarmi dopo le inevitabili cadute, magari traendone insegnamento per proseguire meglio e con maggior fiducia nella Vita a cui, comunque proceda e vada a finire, sarò sempre grato. Di tanto in tanto viene da chiedermi se su questa Terra esista un piccolo spazio di vera Pace. Nel caso, mi verrebbe la tentazione di raccogliere poche cose essenziali, e con le persone care e i veri amici, pochi come lo sono i denti in bocca a certi vecchi (ah, il caro Francescone da Pavana!), raggiungere quel lontano posto, lontano anni luce dai fragorosi "rumori" di questi tempi. Lì costruire delle casette, magari sopra gli alberi, coltivare un non troppo spazioso terreno e vivere di quello che dona la natura, riprendendo a sorriderci e abbracciandoci spesso senza vergogna. Prima o poi prenderò l'iniziativa. Intanto rimango qui a fare quel che posso: ad essere attento nel sostenere chi sta per cadere; a trattenere lo schiaffone a quell'imbecille e tramutarlo in forzata carezza; ad incoraggiare chi ha perso ogni speranza; a parteggiare sempre e comunque per chi è fatto oggetto d'ingiustizia; a disobbedire davanti a regole ipocrite che non rispettano la dignità delle persone, specialmente di quelle messe ai margini; a commuovermi davanti a gesti di altruismo e di attenzione verso il prossimo...

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