di Piero Murineddu
Bellissima serata di musica quella dello scorso 25 giugno presso il cortile del Palazzo baronale a Sorso. Non di quegli eventi sparati al massimo del volume dove ti manca l’aria pressato da un pubblico in prevalenza scosciato e tatuato (perchè così vogliono i tempi dell’ “apparire” più che dell’ “essere”), ma uno spazio di rilassante ascolto dove dei bravi musicisti hanno fatto gustare ai presenti le note dei loro strumenti e delle loro voci.
Come altrove, BEPPE DETTORI, il musicista e compositore stintinese, ha proposto all’Amministrazione Pubblica il suo progetto “Animas”, termine che dà titolo anche al suo album composto nel 2022 dedicato alle minoranze linguistiche, in questo caso il turritano che, con le locali varianti, si parla a Sassari, Sorso, Portotorres e Stintino. C’è da dire che dopo l’uscita dai Tazenda (“per motivi personali e perché non vi era piena sintonia artistica”, come aveva avuto modo di dichiarare) il suo impegno nell’ambito dell’etnomusica di ricerca ha fatto e sta facendo venire fuori il meglio del suo potenziale, senza farsi mancare collaborazioni di rilievo, sempre in ambito musicale.
In questa occasione Dettori ha voluto che la serata fosse aperta dal suo e nostro amico sussincu ANGELO DELOGU, in arte Angelino, e dal gruppo che lo ha accompagnato – con alcune sostituzioni per momentanea indisponibilità – con parte dei brani della sua creatura discografica “Naddi a occi a sori” su testi del defunto sindaco di Sossu Andreuccio Bonfigli. Come sà chi è informato sulle uscite letterarie specialmente di sussinchi, con lo stesso identico titolo, in seguito fu pubblicato un volume da un altro sorsese, scritto interamente con la parlata locale.
In questo blog ho dedicato all’argomento due pagine…
Lu riccu passa sempri cu l’ inchinu, a lu pobaru li fazzini li troddhi
Soffermandomi qui solo all’esibizione di Angelo, c’è da dire che i musicisti che lo hanno accompagnato sul palco erano tutti di livello elevato, come SIMONE SASSU, compositore e concertista, esperienza su vari generi e collaborazioni con figure di spessore. È certo che la passione per le note l’ha ricevuta dal babbo Pietro Sassu,famoso musicologo e compositore a cui è dedicata la sala principale del Conservatorio di Sassari.
Altra presenza sul palco col suo sax era DANIELE RICCIU, in arte Danyart, tempiese e con la confidenza con la musica da giovanissima età. Autore dell’album “La musica mi ripara”, mi piace citare ciò che ho letto nella recensione del disco fatta da Daniela Piras: “In tutto il disco si parla di noi e del nostro mondo, abitato da esseri mortali imperfetti, che ripercorrono sempre gli stessi errori, senza imparare mai dai loro sbagli”. È d’obbligo cercare e ascoltare con estrema attenzione questo lavoro, dove inevitabilmente il sax la fa da padrone.
La chitarra di GIUSEPPE AZZENA, tempiese di nascita e residente nella verde Umbria, ha sostenuto egregiamente la sei corde di Angelo, a cui da una trentina d’anni è legato da una fraterna amicizia. La chitarra di Giuseppe è presente in varie formazioni, tutte di valore.
Non ultimi per capacità, le voci dei nostri GIACOMO DORO e ANTONELLO FRANCA, con Angelo componenti qualche decennio fa dei “Farm” e che nell’ambito della musica son sempre rimasti, e poi la presenza femminile con MARIA ANTONIETTA ACCOLLI – che durante una pausa mi ha sbalordito, oltre che facendomi sentire termini di antico sussincu per me sconosciuti, anche ripetere ad una velocità supersonica dei simil scioglilingua sentiti da piccola dalla madre – e gli interventi letti di LUCIANO SIAS, per me sempre Joe della passata gioventù che a vicciddài ha scoperto la passione per il teatro dialettale.
Tutti, ognuno per la sua parte, hanno dato il massimo per dilettare il pubblico particolarmente attento.
Dopo due ore di buona musica, i componenti dei due gruppi li abbiamo sentiti eseguire insieme, soprattutto nel ritornello orecchiabile, “Lu pattiu di lu diauru”, brano inserito nell’album di Dettori “Poni menti a me” a cui Angelino partecipa con la sua voce.
Il progetto “Naddi a occi a sori”, a mio parere merita di essere divulgato e valorizzato, specialmente dall’ Amministrazione pubblica e da altre realtà, per la bellezza della musica e dei testi ricchi di termini ormai in disuso della lingua sorsese, sconosciuti soprattutto alle giovani generazioni.
Merita di essere ampliato fino a farne un vero e proprio Musical. Sarebbe un modo concreto per valorizzare gli artisti locali che a Sorso non mancano. Tra l’altro, in questo modo non si spenderebbero fior di euro per vedere sul palco personaggi di dubbio valore ma capaci di attirare masse urlanti e naturalmente i turisti che decidono di trascorrere le loro vacanze nel nostro territorio. Quest’ultima cosa buona e giusta, si capisce, ma anche se parrebbe che in estate quello che interessa siano principalmente lo svago e il divertimento, non bisogna dimenticare che prima dei turisti che portano soldi, vi è una collettività locale, e non solo giovanile, che aspetta di essere aiutata a diventare comunità, a partire dalla cultura, in questo caso musicale ma non solo.