UNA NUOVA PARATA DELLA CIVILTÀ
di Fabio Tesser
Non passano i carri armati. Non passano i missili. Non passano i cacciabombardieri che fanno il tricolore nel cielo.
Le Frecce Tricolori stavolta restano a terra. Non per un guasto. Non per protesta. Semplicemente perché non servono.
Il tricolore lo fanno già le cose che tengono insieme il Paese: il verde dei campi coltivati, il bianco dei camici negli ospedali, il rosso delle mani di chi lavora.
Passano gli infermieri del pronto soccorso che hanno finito il turno alle sei del mattino e alle sette stavano ancora lì.
Passano le maestre delle scuole elementari con i quaderni sotto il braccio. Passano i muratori che hanno costruito le case senza mai comparire nelle fotografie dell’inaugurazione.
Passano quelli che guidano gli autobus quando piove e quelli che raccolgono la spazzatura quando tutti dormono.
Passano in fila gli educatori che lavorano per il cambiamento sociale. Passano i vigili del fuoco. Passano i medici di famiglia. Passano i ricercatori che lavorano in laboratori che nessuno visita mai.
E dietro di loro passano i bambini.Non marciano. Camminano e basta. Alcuni si distraggono. Alcuni corrono. Alcuni tengono per mano i nonni.
Perché una Repubblica non è un esercito schierato. È una fila disordinata di persone che cercano di vivere insieme.
Sul palco delle autorità non c’è il generale che mostra la sciabola. C’è una Costituzione aperta.
E quando arriva l’articolo 11 qualcuno lo legge al microfono:
“L’Italia ripudia la guerra.”
Lo legge una volta.Poi lo legge una seconda volta.Perché certe parole, se non le ripeti, diventano arredamento.
E in fondo alla piazza ci sono pure dei preti.Ma non benedicono i cannoni. Non aspergono d’acqua santa i fucili. Non chiedono a Dio di proteggere le bombe che cadono più dritte.Stanno insieme agli altri.
Perché se c’è qualcosa da benedire sono le mani che curano, non quelle che sparano. Le case costruite, non quelle distrutte. Le vite salvate, non le vittorie militari.
Allora la banda non suona marce di guerra. Suona le canzoni che la gente conosce, quelle che si cantano nelle piazze e nelle feste di paese.
La parata dura poco.Perché non serve mostrare la forza.La forza la conosciamo già.È quella di chi cura, insegna, costruisce, studia, soccorre, coltiva, accoglie.
Alla fine, invece del rombo dei motori, si sente un applauso. Sembra quasi strano.Sembra quasi che la Repubblica non stia celebrando la propria potenza.Stia celebrando la propria pace.
Ed è proprio questo il lusso più grande che una nazione possa permettersi:non prepararsi alla guerra,ma vivere la pace.
PER UN 2 GIUGNO DISARMATO E DISARMANTE
In occasione della ricorrenza del 2 giugno – Festa della Repubblica, scelta dagli Italiani 80 anni fa e fondata sulla Costituzione del 1948, il Movimento Internazionale della Riconciliazione, la più antica organizzazione italiana per la Pace e la Nonviolenza, riafferma la necessità che, al di là delle celebrazioni, l’Italia mantenga davvero fede ai propri principi ispiratori.
I primi 12 articoli della sua Costituzione, infatti, proclamano solennemente che essa deve essere:
democratica, basata sui diritti umani e la solidarietà, caratterizzata da un’uguaglianza da conseguire attivamente,fondata sul lavoro e sul rispetto delle autonomie,capace di tutelare la cultura e l’ambiente naturale, e soprattutto, caratterizzata dal
rifiuto della guerra.
«Gran parte di questi principi, purtroppo, restano ancora nobili aspirazioni, quotidianamente contraddette da una realtà ben diversa — dichiara Ermete Ferraro, Presidente del M.I.R. — ed è questo il motivo per cui facciamo appello ai cittadini che credono nel rispetto della partecipazione democratica e nel ‘potere di tutti’ affinché non venga mai meno l’impegno collettivo per affermare la giustizia, la pace e la salvaguardia dell’ambiente».
Il M.L.R. Italia, che da 74 anni si batte per diffondere i principi della nonviolenza attiva e della difesa alternativa a quella militare, respinge il ricorrente tentativo di ‘militarizzare’ la celebrazione del 2 giugno, data che dovrebbe invece ricordare a tutti/e che l’Italia “ripudia la guerra…come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, per cui la corsa al riarmo e la militarizzazione della società sono contrari ai principi costituzionali.
«Da nonviolenti, chiediamo quindi il pieno riconoscimento dell’obiezione di coscienza preventiva ad un servizio militare che potrebbe essere ripristinato con un semplice decreto e, soprattutto, la finalizzazione prevalente del servizio civile alternativo all’addestramento alla difesa civile e nonviolenta, il cui valore è stato solennemente riconosciuto anche dalla Corte Costituzionale» conclude Ferraro.
* A cura del MIR, Movimento Internazionale della Riconciliazione